Associazione 11 agosto

per una Firenze più solidale, più giusta, più aperta

La bozza di programma

Una associazione aperta a tutti e a tutte coloro che vogliono cambiare lo stato delle cose: un contributo per provare a unire, coalizzare, tenere insieme le persone e le forze che davvero vogliono ricostruire Firenze, e farla assomigliare al progetto dell’articolo 3 della nostra amata Costituzione: una città che sappia rimuovere gli ostacoli che impediscono a tutte e a tutti di partecipare.

Un’associazione che metta in dialogo le persone che, nonostante tutto, continuano a impegnarsi e a sperare e tutte e tutti coloro che hanno smesso di votare. 

È a loro che ci rivolgiamo: è il momento di tornare in gioco, ci sono tutte le condizioni perché le elezioni di giugno permettano di cambiare Firenze!

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La nostra prospettiva

«Nessun vento è favorevole, se non sai dove andare»: ecco allora dove vorremmo andare.
Dieci bussole, dieci indicatori di direzione, dieci paletti: è su questa traccia, con questi valori e questi obiettivi, che scriveremo insieme un progetto per Firenze.

La sicurezza è sicurezza sociale

La sicurezza è l’inclusione: è dare a ogni persona la dignità di essere umano. La sicurezza è sempre sicurezza sociale garantita a tutte e a tutti.

Per questa la sicurezza di chi cammina per strada non si costruisce con la repressione, le porte blindate e le telecamere ovunque: ma con luoghi di accoglienza, scuole di italiano per stranieri, mense, formazione e reinserimento, progetti di inclusione e sostegno con convenzioni da stipulare con istituzioni scolastiche e associazioni, ed educatori sociali nelle piazze e in giro per i quartieri, come ‘maestri di strada’. 

La soluzione è una politica sociale capace di combattere davvero la povertà (con fondi di solidarietà, e con un intervento pubblico efficace e capillare), di non creare quartieri-ghetto in cui nascondere il disagio, di non lasciare i ragazzi alla strada: la soluzione è ricominciare a prendersi cura di un corpo sociale sofferente e umiliato. 

È dare opportunità e sostenere le associazioni che realizzano progetti di accoglienza, di sostegno, di reciprocità culturale.

«Sortirne insieme è politica», diceva don Lorenzo Milani: questo è il nostro progetto.

Tutta Firenze, Firenze di tutti

Firenze è una sola: la città deve essere connessa, e accessibile a tutte e a tutti, di qualunque condizione fisica, sociale e culturale. È un concetto che vorrebbe indicare la nostra volontà di progettare a partire da chi non è ‘normodotato’, non normalizzato, ma ha molte potenzialità da mettere in atto, anche nel sostegno alle loro famiglie. A Firenze le soglie di povertà si abbassano sempre di più: occorre un progetto organico di sostegno, da ampliare e strutturare. 

Il centro deve essere raggiungibile per tutti: destinando altri spazi alle scuole che ancora resistono lì e all’università pubblica, sostenendo gli esercizi commerciali rivolti ai residenti. Serve riportare la manifattura nel centro della città, attraverso la creazione di centri ricerca e sviluppo delle imprese fiorentine nei grandi contenitori dismessi.

I quartieri devono essere di chi li vive, e le ‘periferie’ messe in grado di non essere periferie di un centro, ma a loro volta centri di costruzione di umanità, luoghi di liberazione, e dunque di incontro tra persone.

Il patrimonio edilizio del comune, con quello della città metropolitana e quello demaniale, deve essere messo a disposizione delle comunità, con regolamenti di gestione dei beni comuni fondati sulla Costituzione: così tutte e tutti potranno avere luoghi liberi dal mercato in cui riunirsi, e vivere. Per esempio, il complesso di San Giovanni di Dio in Borgo Ognissanti potrebbe diventare non l’ennesimo condominio di estremo lusso, ma un centro di sperimentazione artistica sul modello del Matadero di Madrid, e qui dedicato al rapporto tra arte contemporanea e infanzia, e ovviamente aperto soprattutto ai bambini e alle bambine e alle loro famiglie.

L’amore per la diversità (a partire dalla differenza di genere, di identità e di orientamento sessuale) è ciò che vogliamo coltivare, garantendo a tutte e a tutti la possibilità di amarsi, e di costruire famiglie nel modo che ognuno liberamente sceglie.

Firenze è, e per fortuna sarà sempre di più, una città multiculturale, che deve sapere trovare spazi per ogni comunità che la abita: per questo realizzare una moschea bella e grande è un’esigenza non della comunità islamica, ma di tutta la città.

Firenze sostenibile

Firenze ha bisogno di più verde: per abbassare la temperatura durante le estati sempre più calde, e per fabbricare più ossigeno. Ha bisogno di costruire giardini in tutti i quartieri, e di curare il verde che c’è: le Cascine possono diventare un parco unico in Europa, se le riscattiamo dall’abbandono.

Firenze deve curare il suo territorio, arrivando subito a consumo di suolo zero: le alluvioni che hanno colpito la Città metropolitana ci ricordano che abbiamo trascurato la cura del suolo. La Piana non ha bisogno di un aeroporto più grande, ma di sanare il suo tessuto idro-geologico. E l’Arno deve tornare vivo, sano e sicuro: e dunque balneabile.

Firenze deve perseguire con determinazione l’obiettivo dei rifiuti zero, la costruzione di comunità energetiche e la formazione di una edilizia capace di riconvertire il patrimonio pubblico e privato. I servizi (come l’acqua pubblica) non vanno pensati come un mezzo per creare una società da quotare in borsa e aperta speculazioni private, ma come un fine da assicurare a tutti e a tutte, attraverso la progressività fiscale di cui parla la Costituzione. 

La giustizia ambientale è indivisibile da quella sociale: il costo della transizione deve gravare sulla rendita, non sul lavoro.

Firenze è una casa, non un albergo

Non si costruisce la casa comune senza una casa per ciascuno e ciascuna. 

Il diritto all’abitare è la pietra fondante dello stare insieme in una città, e ogni energia e risorsa del Comune deve essere impiegata per garantire a tutte e a tutti una casa. 

L’espulsione dei residenti e il costo proibitivo degli affitti hanno fatto di Firenze una città per ricchi: noi la vogliamo per tutte e tutti. 

Gli effetti dell’overtourism si combattono con una politica urbanistica che impedisca i frazionamenti, i cambi di destinazione d’uso e tutto ciò che trasforma gli appartamenti (e gli studentati) in alberghi di fatto.

No alla città del lusso di pochi: sì alla ricostruzione del legame tra le pietre e il popolo. Firenze non è una merce, Firenze non è una vetrina: Firenze è una città, e ora perfino dirlo è rivoluzionario.

Firenze ha bisogno che sia possibile a tutte e a tutti affittare una casa, e il Comune deve lavorare per garantire l’immissione sul mercato di nuove abitazioni a prezzi sostenibili. Firenze deve favorire la nascita di nuove agenzie sociali per la casa che diano garanzie umane e patrimoniali a quanti accettino di affittare le loro case a famiglie residenti anziché a turisti. Firenze deve valorizzare e premiare la scelta dei proprietari che accettino di dedicare immobili ad affitti di lungo periodo. Firenze ha bisogno di asili nido, di spazi di co-working, di mense scolastiche migliori, di un tempo pieno scolastico che sostenga formazione e famiglie. Ha bisogno di spazi sociali liberi, e autogestiti. Di una Casa delle donne che sia un centro di liberazione e formazione, anche dei maschi. Di centri antiviolenza con più risorse e più spazi. 

Di servizi (sociali, sanitari, postali, bancari…) prossimi ai cittadini, e non accentrati in pochi poli distanti da (quasi) tutti.

Di uno spazio pubblico, a partire dalle piazze monumentali, concepito non come location di eventi a pagamento che si rivolgono a clienti, ma come spazi liberi in cui sostare, riprendere contatto con sé stessi, diventare cittadini. 

Il Comune è una grande macchina piena di risorse e di straordinarie professionalità che in questi anni sono state frustrate e compresse, e che invece devono essere messe in grado di dispiegarsi al meglio, a servizio di tutte e di tutti.

Per un lavoro giusto

Il lavoro povero, precario, sfruttato non mette in grado di partecipare (come vuole la Costituzione), ma esclude e isola. Il Comune di Firenze deve diventare un centro di liberazione del lavoro: innanzitutto reinternalizzando, ogni volta che sia possibile, le funzioni che ha affidato al mercato, a partire dalle mense, dai servizi sociali e dal lavoro culturale, ovvero avviando progetti di “amministrazione condivisa” tra governo della città e associazioni del terzo settore.

Abbracciamo in toto il progetto Firenze città del lavoro della CGIL: bisogna abbandonare la logica del ribasso e dei subappalti negli appalti pubblici, e impegnare tutte le risorse del Comune per una formazione capillare alla sicurezza sul lavoro, costituendo un Osservatorio degli infortuni.

Il Comune deve farsi parte attiva in una nuova stagione di una politica industriale che permetta alla Firenze manifatturiera (vera alternativa alla città turistica) di rafforzarsi e crescere. 

Il Comune dovrà sostenere in ogni modo (insieme alle lavoratrici e ai lavoratori ,e alle organizzazioni sindacali) la conversione pacifica delle aziende metalmeccaniche che producono armi, e battersi contro delocalizzazioni, chiusure, giochi finanziari sulla pelle di chi lavora.

Cultura è liberazione

La cultura non è consumo, ma creazione e liberazione. La cultura a Firenze ha bisogno di recuperare spazi pubblici inutilizzati, e di metterli a disposizione delle associazioni di cittadini che sanno fare arte, musica, pensiero. Ha bisogno di circoli, centri, case, spazi che tornino ad essere abitati da tutte e tutti, anche dai più giovani.

I musei civici, i grandi spazi mitici del Rinascimento (come la Cappella Brancacci, e lo stesso Palazzo Vecchio) non devono ospitare gli eventi del lusso, o essere trattati come attrazioni a pagamento per turisti, ma essere veri beni comuni, abitati quotidianamente innanzitutto dalle scuole, e dalle associazioni che seguono coloro che vivono ai margini, dalle persone autistiche ai detenuti, ai malati di Alzheimer. 

Insieme alle istituzioni culturali del territorio, il Comune deve creare le condizioni perché la cultura non sia uno spettacolo per pochi, ma una creazione collettiva a cui tutte e tutti possono partecipare. Non un circo per turisti, ma luoghi e occasioni in cui residenti e turisti si incontrino: che è l’unico modo perché il turismo non sia solo consumo e alienazione, ma crescita insieme.

Biblioteche, teatri, archivi, musei, spazi pubblici sono “servizi pubblici intellettuali” (Antonio Gramsci): non luoghi dove piazzare gli amici dei politici al governo, ma leve di pensiero indipendente da aprire sempre di più, con una politica dei prezzi che non escluda nessuno. 

E la cultura non si fa sfruttando il lavoro culturale: il Comune di Firenze deve invertire la rotta nei luoghi di cultura che governa, a partire dal Maggio Musicale Fiorentino.

Firenze contro le mafie

Firenze non immune dalle infiltrazioni della criminalità organizzata: chi sostiene – nelle affermazioni esplicite o nei silenzi – il contrario, dimostra di non saper osservare il contesto cittadino, in cui le attività del narcotraffico, dell’acquisizione di beni aziendali e immobiliari, della sinergia tra associazioni di stampo mafioso di vario genere, è sempre più evidente, se si sanno leggere con attenzione le cronache delle inchieste in corso.

Bandi pubblici, appalti, operazioni finanziarie, speculazioni edilizie e riciclaggi sono gli indicatori degli interessi che conducono le mafie a penetrare nel nostro territorio: le attività produttive e di esercizio pubblico in particolare. 

Grande preoccupazione ci dettano le convergenze di malo interesse tra mafie e massonerie deviate: come in altri contesti toscani, non vorremmo che Firenze divenisse un ambito in cui il bene comune viene così negato.

Occorre vigilare e attivare gli strumenti amministrativi di formazione del personale tecnico, in modo da comprendere le dinamiche di infiltrazione, prevenire la corruzione, custodire il territorio da un punto di vista ambientale, ma soprattutto etico.

Educare alla legalità, contrastare la corruzione, praticare la sorveglianza democratica, esercitare la giustizia in ogni circostanza non è una missione tra le altre, ma un compito determinante per un Comune che voglia davvero difendere la libertà dei propri cittadini.

Firenze cura il mondo

Non salvarsi da soli significa prendersi cura del mondo. 

La bellezza di Firenze non ha senso se non è messa al servizio di un progetto di cambiamento globale. Firenze deve tornare ad essere la città che costruisce la pace, la cooperazione internazionale, promuovendo il dialogo e ricostruendo quella diplomazia delle città che Giorgio La Pira aveva saputo immaginare e realizzare. Una città aperta e fieramente multiculturale. Firenze deve diventare un laboratorio di politiche di accoglienza inclusive e rispettose dei diritti umani. 

Per questo motivo occorre continuare ad opporsi alla creazione di Centri di permanenza per i rimpatri (CPR), strutture che, laddove presenti, sono teatro di situazioni di inaccettabile marginalizzazione e oppressione. Ma occorre anche elaborare progetti di reale inclusione che consentano alle persone migranti di imparare l’italiano, di apprendere un mestiere, di mettere il proprio tempo al servizio della comunità. Ciò richiederà l’impegno di enti gestiti direttamente dal Comune o da questo in collaborazione con enti del terzo settore. 

Accanto alla pace tra gli uomini, la salvezza dell’ambiente: la città che ha messo al centro dell’universo la figura umana, deve ora saper dare il suo contributo all’uscita dall’antropocene, cioè dal dominio distruttivo dell’uomo.

Ascoltare

I decaloghi hanno il difetto di essere chiusi, di volersi autosufficienti. 

Noi vorremmo il contrario: vorremmo che da questo momento in poi, l’ascolto (ma vero: non finto e rituale, come troppe volte nel passato recente) fosse il principale metodo di un governo collettivo della cosa pubblica. Soprattutto a partire da chi non viene mai ascoltato dalla politica odierna: i poveri, i marginalizzati, i giovani.

Solo così il Comune di Firenze tornerà ad essere un bene comune. 

Dunque, il decimo punto, ditecelo voi!